Non scrivo su questo blog da un paio d'anni. L'immissione in ruolo in una scuola lontana da casa prima, l'arrivo nella scuola definitiva (stavolta vicina a casa) poi, mi hanno impedito di dedicarmi al blog come avrei voluto. Essere prof e mamma di due bambini non è cosa semplice di questi tempi. Sì, lo so che là fuori ci sono mamme bravissime che riescono a fare mille mila cose, anch'io tutto sommato non me la cavo male, ma nella corsa continua e frenetica di tutti i giorni qualcosa rischia di essere trascurato. E io, tra i miei bambini e il blog, ho scelto di sacrificare per un pochino il blog. Ma spero di correre ai ripari!
Vi racconto una tra le tante cose belle che organizza la mia nuova scuola, la prima della mia vita in cui non abbia dovuto fare le valigie allo scoccare del 30 giugno. Siamo in un quartiere della periferia est di Roma, un quartiere multietnico dove abitano tante famiglie diverse, per provenienza, cultura e tradizioni, un quartiere che per certi aspetti sembra un piccolo paesino per i suoi negozi come quelli di una volta, un quartiere che certamente ha bisogno di una scuola "forte", che rappresenti un punto di riferimento a livello culturale.
In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (sarebbe bello potesse non esistere una simile ricorrenza, ma tant'è...), l'anno scorso avevamo organizzato un flash-mob, in cui dopo le esibizioni delle varie classi che avevano preparato letture e rappresentazioni teatrali, abbiamo ballato tutti insieme sulle note della canzone "One billion rising". Io avevo ideato con la mia 3F una performance, in cui un ragazzo e una ragazza erano uno di fronte all'altra (tutta la classe si era divisa in coppie ed era coinvolta nell'esibizione). Dapprima il ragazzo diceva alla ragazza frasi ingiuriose, violente, del tipo "Non capisci nulla!", "Con quella minigonna sembri una poco di buono!", "Hai le tue cose?", insomma frasi che le donne si sentono spesso dire, purtroppo, e che influiscono sulla loro autostima e sul loro comportamento. Poi, lo stesso ragazzo pronunciava frasi amorevoli e gentili, esaltando una caratteristica bella della compagna che aveva di fronte (questa parte, a differenza dell'altra, era realistica: in precedenza avevo invitato i ragazzi a dire cosa trovassero di veramente bello nella compagna che avevano di fronte).
La nostra performance fu molto apprezzata e poiché - specialmente dopo aver letto il libro dell'artista e performer Marina Abramovic "Attraversare i muri" - mi sono appassionata a questa forma d'arte, ho voluto ideare anche quest'anno, sempre per la stessa occasione, un'altra performance, in cui la classe si dispone in cerchio. Al centro ci sono un ragazzo e una ragazza che anche stavolta sono uno di fronte all'altra. A differenza dell'altra performance, però, stavolta nessuno dei due parla. Si guardano, si scrutano, si studiano, si girano attorno, tentano un approccio tendendo le mani, se l'altro accetta la possibilità di un rapporto, fa un gesto o si apre in un abbraccio. Nel momento in cui uno dei due decideva di voler interrompere il contatto, poteva tornare nel cerchio e al suo posto sarebbe venuto qualcun altro a tentare un rapporto con chi era rimasto nel cerchio.
E' stato davvero bellissimo vedere i miei ragazzi e le mie ragazze mettersi in gioco, far uscire lati nascosti di sé o comunque comportarsi dentro una performance come avrebbero fatto nella vita vera: chi approcciandosi con gentilezza, chi timidamente, chi più insistentemente.
Cosa volevano rappresentare queste performances? La prima voleva avere l'effetto di mettere a confronto due diversi atteggiamenti degli uomini: un atteggiamento violento e vessatorio contro un atteggiamento rispettoso e pieno d'amore. La seconda voleva rappresentare il flusso naturale dei rapporti umani: un uomo e una donna si incontrano, si piacciono, decidono di stare insieme, ma nel momento in cui uno dei due decide di voler interrompere il rapporto, deve essere libero di poterlo fare, andando per la sua strada. Per chi resta solo, c'è la certezza-speranza che esiste la possibilità di un nuovo rapporto, ugualmente valido e soddisfacente.
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giovedì 16 novembre 2017
lunedì 12 ottobre 2015
Una giornata nell'antica Roma
Come vivevano gli antichi Romani? Alberto Angela ce lo spiega in questo video, molto interessante!
Da leggere il suo libro "Una giornata nell'antica Roma".
Da leggere il suo libro "Una giornata nell'antica Roma".
martedì 29 settembre 2015
Descrizioni di amici in cooperative learning
Esempi di descrizioni di amici fatte in modalità "cooperative learning":
1) Alessio I******* è il mio migliore amico. Lo conosco da dieci anni, da quando ci siamo incontrati per la prima volta alla scuola materna. Siamo diventati amici perché sono un tipo molto timido, mentre Alessio è molto socievole e ha cercato fin da subito di coinvolgermi nei giochi.
1) Alessio I******* è il mio migliore amico. Lo conosco da dieci anni, da quando ci siamo incontrati per la prima volta alla scuola materna. Siamo diventati amici perché sono un tipo molto timido, mentre Alessio è molto socievole e ha cercato fin da subito di coinvolgermi nei giochi.
Alessio ha 12 anni, è nato a C******** il ** marzo 200* e vive vicino a me, insieme a sua madre G.
e a sua sorella S.
È alto 1,70 m, dunque è un ragazzo abbastanza alto
per la sua età, è di corporatura robusta, anche perché è un giocatore di rugby.
Ha un bel viso ovale, che ispira tenerezza al solo
guardarlo, anche perché ha due simpatiche guance paffute, che fanno venire voglia
di pizzicarle!
Ha i capelli biondo scuro, tagliati a spazzola,
con un ciuffetto pettinato di lato, come vuole oggi la moda. Ha dei begli occhi
castani, leggermente a mandorla, un naso fine e dritto, le labbra rosse e non
troppo carnose, una carnagione rosea e liscia.
Alessio è davvero un buon amico: è molto
disponibile nei confronti delle persone a cui vuole bene, è premuroso e si
preoccupa di mettere un freno ai miei atteggiamenti sbagliati, in genere è
tranquillo, ma può capitare che si lasci andare e faccia anche lui un po’ di
confusione, è un tipo anticonformista nel modo di pensare e non si omologa a
quello che fanno gli altri, ha un ottimo spirito di squadra.
Nello sport è molto competitivo, vuole sempre
tenere la situazione sotto controllo e se gli capita di non vincere una
partita, si arrabbia molto, sia con se stesso che con i compagni di squadra.
Gli piace molto mangiare, specialmente cose dolci:
infatti, quando si festeggia un compleanno in classe, è sempre il primo a
fiondarsi sul buffet!
Nonostante abbia qualche difetto, io gli voglio
comunque molto bene e spero saremo sempre amici.
2) Clarissa I**** è la mia migliore amica. Ci siamo
conosciute al parco, quattro anni fa, e siamo diventate subito amiche, perché siamo
molto simili di carattere e abbiamo gli stessi gusti.
Clarissa ha 11 anni, è nata a C****** il **
dicembre 200*, vive in una bella casa di campagna con sua madre F., suo padre
T. e suo fratello L. Ha anche un cane e un gatto, perché è molto amante degli
animali.
È alta 1,45 m, un po’ più bassa della media delle
ragazze della sua età, è molto magra.
Ha lunghi capelli biondi, ha delle sopracciglia
castane che incorniciano (fanno risaltare) i suoi begli occhi azzurri. Ha un
naso piccolo e leggermente a patata, ha le labbra rosee e abbastanza carnose.
Ha un
carattere molto solare, è molto umile, cordiale e ha un profondo senso dell’onestà.
Ha il difetto di parlare molto (a volte troppo!) con
le sue amiche, tanto che può capitare che rientri in ritardo dalla ricreazione,
rischiando un rimprovero dall’insegnante!
È molto disordinata e la sua stanza è un vero
disastro: sembra che sia passato un tornado!
È un tipo molto testardo e vuole sempre avere
ragione e tenere la situazione sotto controllo. Se, ad esempio, io voglio
andare al parco e lei al cinema, si può stare sicuri che alla fine andremo al
cinema, come vuole lei!
Vorrei che io e lei restassimo sempre amiche, perché
è molto altruista e so che, se avessi bisogno del suo aiuto, lei per me ci
sarebbe in qualsiasi occasione.
martedì 24 marzo 2015
Un modo divertente e dinamico di studiare: il LAPBOOK
Grazie a Sybille Kramer, un'artista altoatesina e mamma homeschooler che ho conosciuto sul web, ho scoperto la pratica del lapbook (qui un sito interamente dedicato a questo argomento che spiega come realizzare diversi tipi di lapbook, qui e qui i blog di Sybille sulla sua esperienza di homeschooling).
| Esempio di lapbook sul vetro |
E' un modo divertente e dinamico di studiare, soprattutto in classe lo si può utilizzare dividendo i ragazzi in più gruppi e assegnando a ciascun gruppo un argomento diverso su cui realizzare il lapbook. Si può organizzare questo lavoro sia su due piedi (il risultato ovviamente sarà più semplice), sia scaricando da casa materiali ed immagini e distribuendoli agli studenti che poi dovranno farne buon uso per il loro lapbook. Esso è poi una buona base di partenza per un'esposizione orale dell'argomento prescelto.
| Esempio di lapbook su Cristoforo Colombo |
Noi oggi abbiamo realizzato dei piccoli lapbook che dovevano simulare delle miniguide di viaggio in Belgio, Lussemburgo, Principato di Monaco e Paesi Bassi. L'obiettivo era scrivere tutte le informazioni più utili per chi decide di viaggiare o vivere in uno di questi Paesi, per cui ai ragazzi ho detto di concentrarsi sull'economia (scrivendo in quali settori è più facile trovare lavoro), sui luoghi principali di interesse, legandoli anche ai personaggi famosi (ad esempio in Olanda è d'obbligo visitare i luoghi legati a Van Gogh o ad Anna Frank) e all'enogastronomia, che è sempre espressione vitale di un popolo.
venerdì 27 febbraio 2015
L'olio d'oliva: cosa c'è nelle bottiglie che acquistiamo?
Con due delle mie prime abbiamo fatto un approfondimento sull'olio d'oliva, legandolo allo studio delle colline e delle pianure in Italia e in Europa. Siccome colline e pianure del Mediterraneo sono le regine della coltivazione dell'olivo, ho voluto indagare con i ragazzi le sofisticazioni che purtroppo sono così frequenti in questo campo e insegnare loro come difendersi da false etichette e produttori disonesti, Questo lavoro si lega anche con una visita che faremo tra qualche tempo ad Eataly, il tempio del gusto che si trova in zona Ostiense qui a Roma, dove i ragazzi parteciperanno ad un laboratorio sulla lettura delle etichette.
Abbiamo quindi visto insieme, in più volte, un servizio di Report che raccontava come la maggior parte dell'olio venduto dalle grandi marche sia un olio di scarsa qualità, proveniente da zone non meglio identificate dell'UE e anche da zone extra-UE.
Abbiamo capito che ci sono interessi lobbistici dietro al business dell'olio e che quindi per poterci difendere e acquistare un olio che sia di buona qualità, dobbiamo stare attenti soprattutto a due cose: il prezzo (che deve essere non troppo basso) e l'etichetta (che deve riportare la provenienza dell'olio).
Abbiamo quindi visto insieme, in più volte, un servizio di Report che raccontava come la maggior parte dell'olio venduto dalle grandi marche sia un olio di scarsa qualità, proveniente da zone non meglio identificate dell'UE e anche da zone extra-UE.
Abbiamo capito che ci sono interessi lobbistici dietro al business dell'olio e che quindi per poterci difendere e acquistare un olio che sia di buona qualità, dobbiamo stare attenti soprattutto a due cose: il prezzo (che deve essere non troppo basso) e l'etichetta (che deve riportare la provenienza dell'olio).
Abbiamo concluso il nostro lavoro con una degustazione di olio. Ho portato a scuola due bottiglie d'olio, una acquistata in un negozio di specialità gastronomiche al prezzo di 13 euro a bottiglia, proveniente da coltivazioni biodinamiche della provincia di Frosinone, e una bottiglia di olio di una nota marca da supermercato, al costo di 3 euro a bottiglia.
Abbiamo giocato a fare i "sommelier": alcuni ragazzi sono stati bendati e ho fatto annusare loro i due tipi di olio, dopo averli versati in due distinte ciotoline. La cosa interessante è che in pochi hanno saputo riconoscere l'odore inconfondibile dell'olio di maggior qualità, segno questo che le aziende olearie lavorano anche sulla sofisticazione dell'odore.
Infine, abbiamo fatto una degustazione dell'olio buono, preparando una piccola merenda a base di pane di kamut biologico e un filo di questo preziosissimo liquido giallo!
Tutti siamo stati contenti, addirittura i ragazzi hanno intonato "BIS BIS" talmente la merenda era piaciuta! Ma ancor più soddisfacente è stato fare una lezione che avrà sicuramente delle ricadute sulla loro vita, perché è importante per i consumatori conoscere i prodotti che mangiano e sapere cosa scegliere.
giovedì 19 febbraio 2015
Un esempio di cooperative learning: parlare insieme di alimentazione e salute
Oggi ci siamo divisi in quattro gruppi e ciascun gruppo ha lavorato su una diversa indicazione riguardante il cibo.
Il primo gruppo doveva raccontare esperienze personali sul piacere di mangiare insieme.
Il secondo ha fatto un'indagine sui cibi italiani e sui cibi di altri paesi, creando dei grafici e dei sondaggi da inserire in un'eventuale presentazione in Powtoon.
Il terzo ha creato un testo argomentativo sull'invasione del cibo in tv, cercando di capire come mai negli ultimi anni la tv sia affetta da "gastromania", ossia un proliferare eccessivo di programmi di cucina.
Il quarto ha creato un altro testo argomentativo che ha indagato sul rapporto tra il cibo e l'influenza della moda e della pubblicità. Quindi ha ricercato le cause profonde di malattie terribili come l'anoressia e la bulimia.
Questo tipo di lavoro è stato molto interessante, perché ha permesso di testare quanto sia difficile (ma anche stimolante) lavorare in un gruppo e unire le forze per raggiungere un obiettivo.
Il secondo ha fatto un'indagine sui cibi italiani e sui cibi di altri paesi, creando dei grafici e dei sondaggi da inserire in un'eventuale presentazione in Powtoon.
Il terzo ha creato un testo argomentativo sull'invasione del cibo in tv, cercando di capire come mai negli ultimi anni la tv sia affetta da "gastromania", ossia un proliferare eccessivo di programmi di cucina.
Il quarto ha creato un altro testo argomentativo che ha indagato sul rapporto tra il cibo e l'influenza della moda e della pubblicità. Quindi ha ricercato le cause profonde di malattie terribili come l'anoressia e la bulimia.
Questo tipo di lavoro è stato molto interessante, perché ha permesso di testare quanto sia difficile (ma anche stimolante) lavorare in un gruppo e unire le forze per raggiungere un obiettivo.
martedì 27 gennaio 2015
Il giorno della Memoria: storie di sopravvissuti, schiavi di ieri
Ogni anno, in questo giorno, ricordiamo la Memoria dell'Olocausto. Ogni anno cerco di parlarne in modo diverso: quest'anno ho scelto di raccontare delle storie di sopravvissuti, come Alberto Sed e Shlomo Venezia. I racconti delle loro vite (quella di Sed scritta da Roberto Riccardi in "Sono stato un numero" e quella di Venezia nel suo "Sonderkommando Auschwitz") mi hanno colpito e commosso profondamente, facendomi capire quanto grande sia stato l'orrore della Shoah.
Credo però che le loro testimonianze siano comunque da leggere in chiave positiva: guardando alla forza d'animo che non li ha mai abbandonati, alla speranza nel futuro che ha permesso loro di affrontare esperienze terribili (Sed racconta che i tedeschi facevano il "tiro a segno" con i neonati, una cosa impensabile...). E' stato molto interessante un video in cui ci siamo imbattuti, che racconta la storia dei figli della Shoah, ossia dei figli dei sopravvissuti, che si sono ritrovati a fare i conti con genitori dalle anime tormentate, per i quali è stato impossibile riadattarsi senza strascichi alla realtà quotidiana.
Abbiamo approfondito il significato della parola Olocausto, raccontando come è nato l'odio verso gli Ebrei, in quanto uccisori di Gesù, e poi il loro avverso destino nella storia, la reclusione nei ghetti, l'essere malvisti alla stessa stregua degli immigrati che vengono a cercare fortuna o a morire sulle nostre coste: storie di schiavi di ieri e di oggi. La storia della Shoah ci servirà sicuramente come aggancio per il nostro lavoro sulla tratta degli schiavi...
Abbiamo approfondito il significato della parola Olocausto, raccontando come è nato l'odio verso gli Ebrei, in quanto uccisori di Gesù, e poi il loro avverso destino nella storia, la reclusione nei ghetti, l'essere malvisti alla stessa stregua degli immigrati che vengono a cercare fortuna o a morire sulle nostre coste: storie di schiavi di ieri e di oggi. La storia della Shoah ci servirà sicuramente come aggancio per il nostro lavoro sulla tratta degli schiavi...
martedì 20 gennaio 2015
Itinerario di Londra in 4 giorni
Abbiamo viaggiato per la splendida città di Londra e questa è la nostra recensione:
pane
tostato, bacon, baked
beans
(fagioli in salsa di pomodoro). È possibile aggiungere anche altre
specialità, come le bubble
& squeak
(frittelle di patate e verdure) e le hash
browns
(frittelle di patate tagliate a pezzettini).
1°
GIORNO
La
nostra prima meta è il British
Museum. E’ uno dei
musei più importanti del mondo, fondato a Londra nel 1753 da Sir
Hans Sloane, medico e scienziato. Contiene manufatti e reperti
archeologici dall’Asia, dall’Africa, dall’America, dal Pacifico
e naturalmente dall’Europa.
Da
ricordare che tutti i musei di Londra sono gratuiti, ma si possono
fare offerte volontarie per mantenere in vita queste strutture.
Decidiamo
di dedicarci solo ad alcune stanze, perché visitare tutto il museo
nei minimi dettagli richiederebbe troppo tempo. Ci concentriamo sulle
mummie egizie, sull’arte greca e romana (qui ammiriamo la Stele
di Rosetta, che
grazie al genio di Champollion
ha permesso di decifrare la scrittura geroglifica), sull’arte
americana (in particolare Messico e Centroamerica).
Giunta
l’ora di pranzo, ci dirigiamo verso Regent
Street
prendendo un DOUBLE DECKER BUS, ovvero il tipico autobus rosso a due
piani.
In
un ristorante ordiniamo una cottage
pie,
un pasticcio di carne e patate arricchita con varie verdure.
Dopo
aver mangiato e aver passeggiato per le vie limitrofe (e aver anche
fatto un po’ di shopping), andiamo ad Hyde
Park e Kensington Gardens,
due dei principali Royal
Parks della città.
Dentro Hyde Park, andiamo verso lo Speakers'
Corner, ovvero un
angolo del parco dove le persone possono tenere dei discorsi,
esprimendo liberamente le proprie opinioni. Anticamente ha ospitato
personaggi del calibro di Karl Marx, Lenin o George Orwell, oggi
invece ospita una gran quantità di oratori dagli intenti più
disparati, dai più seri ai più strampalati.
La
sera per cena andiamo in uno dei pub più tipici di Londra, il Cittie
of Yorke: i
Londinesi hanno proprio l'abitudine di recarsi in un pub subito dopo
il lavoro, per bere una bevanda alcolica, in prevalenza birra, ma
anche gin e whisky, vini dolci come lo sherry. Le birre inglesi sono
di due tipi: la ale,
più forte e strutturata, e la lager,
più leggera.
Accompagniamo
la nostra birra con un buon piatto di fish
and chips,
merluzzo pescato nel Tamigi e patatine fritte, che è uno dei piatti
tipici britannici.
2°
GIORNO
La
mattina del secondo giorno facciamo la classica english
breakfast,
con
Una
colazione anche troppo abbondante per le nostre abitudini, ma che in
Inghilterra ha la sua spiegazione: la maggior parte degli inglesi
pranza fuori casa, spesso con un panino o un'insalata, per cui la
colazione deve dare l'energia necessaria ad affrontare tutta la
giornata.
Ci
dirigiamo subito al Tower
Bridge,
finito di costruire nel 1894 e rimodernato tra il 2008 e il 2012, tra
i ponti londinesi più conosciuti. Dalla sua passerella soprelevata,
che si alza al passaggio delle navi, si può ammirare un meraviglioso
panorama di Londra. Collega il distretto di Southwark alla Torre
di Londra.
È una massiccia costruzione fortificata costruita dai Normanni nel
Medioevo, il cui scopo originario era essere una prigione, fino a
divenire oggi uno dei luoghi di maggiore interesse turistico. È
composto da diversi edifici fortificati usati come fortezza. È
protetta da beefeaters,
guardie poste a protezione della Torre, che si occupano anche di
controllare che i corvi non volino mai via da lì: ciò
significherebbe la fine della monarchia! È considerato uno dei
patrimoni dell'Unesco e vi si possono vedere i gioielli della Corona
e le armerie reali.
Per
pranzo decidiamo di assaggiare il roast beef, servito a fette con
patate e verdure. Come dolce prendiamo un pudding.
Nel
pomeriggio andiamo al London
Eye,
una ruota panoramica che ricorda la ruota di una bicicletta, formata
da 32 capsule, ognuna delle quali contiene fino a 25 persone. Durante
il giro, che dura circa mezz'ora, si possono vedere il Big Ben, il
Parlamento e tutto il centro di Londra con oltre 50 monumenti
avvistabili, ma se il tempo lo permette, si possono vedere anche i
dintorni di Londra. La ruota gira molto lentamente, per cui permette
di vedere bene tutto il panorama.
In
serata andiamo al The
gun,
un pub in riva al Tamigi.
3°
GIORNO
Per
colazione andiamo da Starbucks,
scegliendo fra diversi tipi di caffè e cappuccini e dolci. Poi ci
dirigiamo verso Buckingham
Palace,
la residenza ufficiale della Monarchia britannica. È un punto di
riferimento per tutti i cittadini del Regno. Si svolgono qui molte
cerimonie pubbliche ed è famoso il suo cambio della Guardia alle
11.30, che è possibile osservare dal piazzale antistante la
struttura. Buckingham Palace è formato da 600 stanze e 16 ettari di
parco. Le stanze comprendono gli appartamenti di Stato, gli uffici
reali, la piscina e il cinema.
Subito
dopo andiamo a visitare l'Abbazia
di Westminster,
dove vengono incoronati e sepolti i re d'Inghilterra. È un grande
luogo di culto in stile gotico per gli anglicani.
Dopo
un pranzo a base di hamburger e onion
rings
(anelli di cipolla), andiamo a Camden Town, una zona densa di vita,
con un interessante mercatino, dove restiamo fino a sera, cenando in
uno dei numerosi locali dove si fa musica dal vivo.
4°
GIORNO
La
mattina del quarto giorno ci rechiamo alla National
Gallery,
un museo che ospita artisti come Leonardo da Vinci, Rembrandt, Van
Gogh, Cèzanne e Botticelli.
Ci
sono più di 2300 tra opere e dipinti e come anche gli altri musei di
Londra, è totalmente gratuito. Gli edifici della National Gallery
sono stati costruiti in epoche diverse.
Fuori
dalla National Gallery, c'è Trafalgar
Square,
una piazza dedicata alla battaglia navale vinta dal generale Horatio
Nelson contro la flotta franco-spagnola. Alla base della colonna su
cui c'è la statua di Nelson, sono stati posti quattro grandi leoni
in pietra e numerose fontane caratteristiche.
Nel
pomeriggio andiamo a visitare Piccadilly
Circus,
una piazza molto caratteristica con gigantesche insegne luminose, che
è stata definita “l'ombelico del mondo” (the
hub of the world).
Al centro della piazza c'è la magnifica fontana di Eros, che in
realtà rappresenta l'angelo della carità, e che sembra scrutare
dall'alto la folla che quotidianamente passa per queste strade.
La
nostra visita alla magnifica città di Londra è finita (purtroppo!).
Torniamo a casa con la certezza che c'è ancora molto altro da
vedere...sicuramente, la prossima volta!
lunedì 19 gennaio 2015
L'analisi logica
L'analisi logica rappresenta spesso uno scoglio. Su questo sito si trovano degli esercizi da fare online e tutta una serie di applicazioni per imparare la grammatica italiana divertendosi!
giovedì 15 gennaio 2015
Paolo, Francesca e tutto ciò che so dell'amore
Dante sa sempre come inviarci messaggi profondi. Oggi lo ha fatto attraverso il Quinto canto dell'Inferno, che abbiamo letto sul nostro libro, ma soprattutto ascoltato dalla voce di Roberto Benigni:
Alcune parole di Benigni mi hanno colpito particolarmente: l'amore è più forte persino di Dio! Francesca, nonostante sia all'Inferno proprio a causa dell'amore per Paolo, continua a bruciare di passione per lui e guai a chi glielo tocca! Per amore di Paolo, accetta persino di soffrire all'Inferno per l'eternità! Un grande insegnamento davvero: è l'amore l'unico comandamento che vale la pena di seguire.
Leggendo i versi di Dante, si viene catapultati nella realtà ultraterrena come fosse un film: con le sue parole, il poeta riesce a tratteggiare mirabilmente i luoghi, le atmosfere e i suoni del regno infernale. Riusciamo a percepire l'oscurità, la rabbia, la sofferenza, il dolore, i pianti e le urla, il vento impetuoso che sballotta da tutte le parti i lussuriosi del secondo cerchio. Soffriamo con loro e partecipiamo veramente alla storia tragica e bellissima di Paolo e Francesca. venerdì 9 gennaio 2015
Gli Aztechi
Nuovo video sulle civiltà precolombiane: questa volta ci occupiamo degli Aztechi e scopriamo qualcosa in più sulla loro affascinante civiltà grazie al documentario di Piero Angela.
Viaggio nell'enogastronomia italiana (prima parte!)
Con i ragazzi di prima abbiamo fatto una ricerca sui prodotti tipici italiani, in particolare sui Dop, i Doc, gli Igt e gli Igp (qui un elenco dei maggiori prodotti certificati italiani).
Ad ogni alunno è stata assegnata una regione italiana e a casa ognuno ha ricercato i prodotti tipici di tale regione. Abbiamo così conosciuto varietà di formaggi, vini, frutta e verdura di cui spesso si ignora l'esistenza, ma che rappresentano l'eccellenza dell'enogastronomia italiana.
Abbiamo anche parlato dei PRESIDI SLOW FOOD, ossia prodotti tipici italiani di qualità tutelati in modo particolare dall'associazione Slow Food, fondata da Carlo Petrini, che rischiano l'estinzione in quanto prodotti in maniere speciali, da animali o piante legati ad uno specifico territorio.
Abbiamo poi fatto un raffronto tra questi prodotti speciali e buonissimi e il cosiddetto JUNK FOOD, il cibo spazzatura che troppo spesso i giovani mangiano, inconsapevoli del suo essere nocivo per l'organismo.
Abbiamo fatto la differenza tra grassi saturi (nocivi) e insaturi (buoni), parlando dell'olio evo (buono!) e dell'olio di palma (nocivo!), con cui purtroppo sono prodotti la maggior parte dei cibi che i ragazzi mangiano a merenda. Infatti si è poi scatenata la gara a chi leggeva l'etichetta della propria merenda per scoprire con che cosa fosse preparata.
Ai ragazzi ho poi assegnato a casa un video da guardare, da cui ricavare informazioni importanti: è una puntata di Report sui grassi vegetali, molto interessante ed istruttiva! Vedremo cosa colpirà la loro attenzione la prossima volta!
Ad ogni alunno è stata assegnata una regione italiana e a casa ognuno ha ricercato i prodotti tipici di tale regione. Abbiamo così conosciuto varietà di formaggi, vini, frutta e verdura di cui spesso si ignora l'esistenza, ma che rappresentano l'eccellenza dell'enogastronomia italiana.
Abbiamo fatto la differenza tra grassi saturi (nocivi) e insaturi (buoni), parlando dell'olio evo (buono!) e dell'olio di palma (nocivo!), con cui purtroppo sono prodotti la maggior parte dei cibi che i ragazzi mangiano a merenda. Infatti si è poi scatenata la gara a chi leggeva l'etichetta della propria merenda per scoprire con che cosa fosse preparata.
Ai ragazzi ho poi assegnato a casa un video da guardare, da cui ricavare informazioni importanti: è una puntata di Report sui grassi vegetali, molto interessante ed istruttiva! Vedremo cosa colpirà la loro attenzione la prossima volta!
Charlie Hebdo e la libertà di stampa
Una volta ogni due settimane portiamo in classe diversi quotidiani per fare la rassegna stampa, soffermarci su qualche articolo che suscita la nostra curiosità e utilizzare la tematica per scriverci qualcosa su.
Con grande tristezza, stamattina ci è toccato parlare della strage avvenuta l'altro ieri a Parigi, alla redazione di Charlie Hebdo, un giornale satirico che negli ultimi anni aveva pubblicato diverse vignette umoristiche su Maometto e l'Islam.
Il suo direttore, Stephane Charbonnier, in arte Charb, spiegò il suo punto di vista in un'intervista a Sky Tg24 qualche tempo fa, dicendo di preferire la morte ad una vita in ginocchio. Un fulgido esempio di come nella vita la libertà sia il bene più prezioso e di come esprimere la propria opinione sia un diritto imprescindibile dell'uomo, sancito anche da diverse costituzioni (nella nostra, ad esempio, è l'articolo 21 a garantire la libertà di espressione, di parola e di stampa).
Abbiamo poi riflettuto sul significato della parola SATIRA, derivante dal greco satyros, ossia "satiro", figura mitologica metà uomo metà capretto, personaggio mordace e dispettoso che viveva nei boschi. Il dio dei satiri è Pan, il dio inventore del famoso flauto a canne, connotato da una prepotente sessualità.
Con grande tristezza, stamattina ci è toccato parlare della strage avvenuta l'altro ieri a Parigi, alla redazione di Charlie Hebdo, un giornale satirico che negli ultimi anni aveva pubblicato diverse vignette umoristiche su Maometto e l'Islam.
Il suo direttore, Stephane Charbonnier, in arte Charb, spiegò il suo punto di vista in un'intervista a Sky Tg24 qualche tempo fa, dicendo di preferire la morte ad una vita in ginocchio. Un fulgido esempio di come nella vita la libertà sia il bene più prezioso e di come esprimere la propria opinione sia un diritto imprescindibile dell'uomo, sancito anche da diverse costituzioni (nella nostra, ad esempio, è l'articolo 21 a garantire la libertà di espressione, di parola e di stampa).
In questa cartina viene mostrata la maggiore o minore libertà di stampa in tutti i Paesi del mondo. Ci sono alcuni Paesi in cui la libertà è massima, come ad esempio il Canada o l'Australia, altri in cui evidentemente non si possono esprimere liberamente le proprie opinioni, come in Cina o in molti Paesi del Medioriente. Una cartina che fa molto riflettere su quanto siamo fortunati, in fondo, a vivere in un Paese in cui non ci sono (troppe) manifeste censure alla libertà d'espressione.
La satira ha origini antichissime: nell'antica Grecia, infatti, negli agoni teatrali si rappresentavano, oltre alle tragedie, anche commedie e drammi satireschi, dal carattere mordace, che avevano la funzione di castigare ridendo mores (come diceva il poeta latino Orazio), ossia di sferzare e di denunciare in modo scherzoso i vizi e i difetti della società.
Pertanto la satira ha sempre avuto un altissimo valore, tanto che Giorgio Forattini, un grande vignettista italiano, dice che essa è la forma più alta di libertà e democrazia.
giovedì 8 gennaio 2015
La civiltà maya
Abbiamo parlato della civiltà Maya, grazie a questo video di Piero Angela
Molto interessante il fatto che le civiltà precolombiane e la civiltà europea si siano sviluppate come due universi paralleli, ma ugualmente validi ed evoluti. Troppo spesso, purtroppo, i libri di storia tendono a mostrarci la storia europea come quella più importante da studiare, quando invece le civiltà centroamericane avrebbero molto da dirci.
mercoledì 7 gennaio 2015
Come studiare geografia in una classe a compiti zero: l'itinerario di viaggio
Come studiare la geografia in una classe a compiti zero? Innanzitutto dedicandole il tempo giusto: è, a mio avviso, una materia importantissima, a cui negli anni si è dato sempre meno spazio, facendola diventare la "Cenerentola" delle discipline scolastiche. O c'è o non c'è, praticamente è la stessa cosa. La maggioranza degli insegnanti tende ad assegnare le pagine da studiare ai ragazzi, spiegando poco o niente. Eppure è una così bella materia! Studiandola, possiamo toccare infinite tematiche, da quelle ambientali a quelle culturali e politiche. E' davvero una materia interdisciplinare! Oggi, poi, con l'ausilio della LIM, si possono fare lezioni interessantissime utilizzando vari video trovati su YouTube oppure su Google Earth.
| Azulejos |
Quest'anno con la mia seconda, abbiamo iniziato studiando la Penisola Iberica. In una prima lezione ci siamo soffermati sull'aspetto fisico di questa regione, studiando quanto diceva il libro di testo e ripetendo l'uno con l'altro le varie informazioni. Poi siamo andati alla scoperta di questo territorio bellissimo, immaginando di dovervi compiere un viaggio, con un budget di 1000 euro.
Abbiamo approntato pertanto un itinerario, che prevedesse la visita di Barcellona, Madrid e Lisbona. Abbiamo prenotato i voli aerei, gli alberghi (utilizzando il sito Trivago, che mostra gli hotel ai prezzi migliori), le visite ai musei e alle attrazioni principali.
tradizioni in fatto di musica e spettacoli, chi fossero gli artisti e i personaggi più importanti di cui conoscere assolutamente la vita e le opere.
Alla fine del lavoro, siamo riusciti a stare perfettamente nel budget e i ragazzi erano davvero molto interessati a scrivere sul mio pc l'itinerario da seguire. Così facendo, abbiamo fatto due lavori in uno: geografia e scrittura!
Il diario
Abbiamo studiato cosa è un DIARIO, raccontando la storia di alcuni diari illustri, come quello di Anna Frank o di Etty Hillesum. Questa è stata anche l'occasione per raccontare alcuni episodi legati alla seconda guerra mondiale, avvenuti in particolare nei campi di concentramento. Ho raccontato di un libro bellissimo letto qualche mese fa, probabilmente il libro più bello che io abbia mai letto, quello che mi ha suscitato più emozioni:
Abbiamo poi parlato del piccolo museo del diario che si trova a Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, dove per volontà di Saverio Tutino sono stati raccolti migliaia di diari personali.
"Sono stato un numero", la storia di Alberto Sed scritta da Roberto Riccardi (qui un'interessante intervista a questo eccezionale testimone dell'Olocausto).
Spesso molti registi hanno attinto da questa preziosa fonte per trovare ispirazione per i loro film.
Al termine della lezione, ognuno ha scritto una pagina di diario, scegliendo di raccontare qualcosa di particolare: i propri sogni per il futuro, una giornata da ricordare, qualcosa che brucia dentro...
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